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Ottobre 30, 2026 | #Storie di pazienti

La storia di Lucia: camminare insieme, anche quando si barcolla

La scoperta della malattia

Mi chiamo Lucia Farina, ho 51 anni. Non ho mai fatto molta prevenzione. Qualche anno fa una mia amica ha scoperto di avere un tumore al seno. A quel punto, anche noi amiche abbiamo deciso di sottoporci a un controllo.

Durante una mammografia a Rivoli ho conosciuto il Dott. Mauro Drogo, Radiologo Senologo, che ha trovato qualcosa di sospetto e mi ha indirizzata a INOC.

In realtà, qualche sintomo c’era già: la forma del seno stava cambiando e il capezzolo si stava ritirando. Io, però, non ci avevo dato peso e pensavo fosse legato al fatto che fossi dimagrita. Sono stata ingenua.

La diagnosi e le cure

Quando ho scoperto di avere il tumore, la mia prima reazione è stata: “Mi operano e sarà tutto come prima”. Non mi sono spaventata, forse ho sottovalutato un po’ tutto.

La vera batosta, però, è arrivata dopo. Avevo affrontato l’intervento tranquillamente, ma quando mi hanno convocata e mi hanno detto che avrei dovuto fare cinque mesi di chemioterapia e poi la radioterapia, sono crollata. È stata la prima volta che ho pianto. La prima cosa a cui ho pensato è stata che avrei perso i capelli.

Uscita dalla stanza in cui l’oncologo mi aveva comunicato la necessità della chemioterapia, ho incontrato la mia vicina di stanza del mese precedente, che era lì per l’intervento. Lei non era obbligata a fare la chemio e mi aveva detto che non l’avrebbe fatta. Ma quando mi ha vista piangere ha cambiato idea: l’avrebbe fatta anche lei, per non lasciarmi sola.

Ho iniziato la chemioterapia a fine agosto, durante il Covid, senza mio marito al mio fianco a causa delle restrizioni pandemiche.

È stato un periodo duro e pesante. Il secondo crollo è arrivato quando ho iniziato a perdere i capelli e sono andata a comprare la parrucca. Ci tenevo molto al mio aspetto fisico.

Oggi, alle donne che incontro e che hanno paura di perdere i capelli, dico sempre che è il problema minore: i capelli ricrescono e non bisogna preoccuparsene troppo.

In quel periodo avevo tante paure e ansie, non avevo forze e mi sentivo sempre stanchissima. Eppure, il mercoledì, giorno delle infusioni, era quasi un giorno di libertà. Incontravo sempre le stesse donne che facevano la terapia insieme a me e ci siamo date una forza incredibile, anche perché nessun familiare poteva entrare.

Con queste donne abbiamo legato tantissimo e abbiamo creato un rapporto molto forte. Da agosto a dicembre siamo state insieme e siamo diventate una vera squadra.

Si barcolla, ma non si molla

Per Natale ho deciso di fare un regalo alle mie compagne di viaggio: ho fatto stampare delle magliette con la scritta “Barcollo ma non mollo”. Altre persone hanno iniziato a vedere le magliette e a chiedermele, così ne ho fatte stampare altre.

Subito dopo l’ultima chemio ho deciso di aprire un gruppo WhatsApp, sempre con il nome “Barcollo ma non mollo”, e ho invitato tutte le persone che conoscevo.

Il gruppo continuava a crescere e a un certo punto abbiamo deciso di trasformarlo in qualcosa di più. Anche grazie al supporto della Fondazione e dell’Istituto, abbiamo creato l’associazione.

Con l’associazione cerchiamo di dare supporto emotivo, che è fondamentale tanto quanto le cure. Vogliamo far sentire le persone prima di tutto persone, e non soltanto pazienti.

L’esperienza a INOC

INOC non si può definire semplicemente un ospedale. C’è tanta umanità: chiunque incontri ti fa sentire a casa.

Ogni volta che torno, per me è casa. Già nell’atrio mi sento avvolta da questa sensazione, nonostante ci siano stati anche momenti difficili.

Mi è rimasto impresso un momento: quando sono tornata in camera dopo l’intervento di ricostruzione, mi sono ritrovata con la mia vicina di letto del primo intervento chirurgico, che si chiama Mary.

La ricostruzione e la situazione oggi

Terminata la chemioterapia ho fatto la radioterapia, e poi, dopo qualche mese, ho iniziato il percorso di ricostruzione del seno.

I medici mi hanno consigliato di non utilizzare le protesi, ma di ricorrere ai miei tessuti. Per completare la ricostruzione sono stati necessari quattro interventi.

Oggi sto facendo i controlli di follow-up e seguo la terapia ormonale. Fisicamente sto bene, anche se chiaramente qualcosa è cambiato rispetto a prima.

Però, quando tocchi il fondo, cambia anche il modo in cui percepisci le cose: ormai anche un mal di testa non ti spaventa più come prima.

Ci sono naturalmente aspetti fisici e piccoli effetti collaterali. Da donna, sono cose che avrei preferito affrontare più avanti nella vita, ma l’importante è essere viva e stare bene.

Come è cambiata la mia vita

Mi sento cambiata? Sì, assolutamente. Oggi do importanza alle cose davvero importanti e dedico più tempo a me stessa.

Ogni anno mi regalo un viaggio con le mie amiche, una cosa che prima non facevo.

Ho due figlie, che all’epoca avevano 9 e 17 anni. Quando ho scoperto che avrei dovuto iniziare la chemioterapia, una delle mie figlie voleva rinunciare a un viaggio per restare con me. Io, invece, ho insistito perché partisse. Non volevo che rinunciasse a quell’esperienza. Forse è stato meglio così, perché almeno non mi ha vista affrontare quei momenti.

In tutto questo ho trovato una grande rete di solidarietà, sia tra gli amici sia in famiglia.

Il significato di “Barcollo ma non mollo”

Insieme all’associazione ho conosciuto tantissime persone fantastiche. Il senso è proprio questo: si barcolla, ma non si molla. Rimaniamo attaccate alla vita.