News

Settembre 23, 2026 | #Ricerca

Due farmaci sperimentali contro il microcitoma polmonare: i risultati presentati al Congresso Mondiale sul Tumore del Polmone

A CURA DI

Dott.ssa

Chiara Lazzari

Oncologa, Ricerca Clinica e Innovazione, Day Hospital oncologico

Dal 12 al 15 settembre 2026 si è tenuta a Seul, in Corea del Sud, la Conferenza Mondiale sul Tumore del Polmone (World Conference on Lung Cancer, WCLC), il principale appuntamento scientifico internazionale dedicato all’oncologia toracica, organizzato dalla International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC). Oltre settemila tra ricercatori e clinici da tutto il mondo si sono riuniti per condividere i più recenti progressi nella diagnosi e nella cura dei tumori del polmone.

Vedi il profilo

Tra gli studi presentati quest’anno, uno ha coinvolto anche INOC – Istituto Nazionale Oncologico di Candiolo e ha valutato per la prima volta l’associazione di due farmaci innovativi in pazienti con microcitoma polmonare, una forma di tumore del polmone nota anche come carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC).

Due farmaci con meccanismi diversi

Il primo farmaco, chiamato pumitamig, è un anticorpo bispecifico: agisce cioè contemporaneamente su due bersagli. Da un lato blocca la proteina PD-L1, contribuendo a riattivare il sistema immunitario contro le cellule tumorali; dall’altro blocca il VEGF-A, una proteina che il tumore utilizza per costruire nuovi vasi sanguigni e nutrirsi.

Il secondo, elfetabart drozuntecan (elfe-D), è un anticorpo coniugato: riconosce una proteina chiamata B7-H3, presente sulla superficie delle cellule tumorali, vi si lega ed entra al loro interno per rilasciare un potente chemioterapico direttamente dove serve, risparmiando il più possibile i tessuti sani.

Gli studi preclinici condotti su modelli animali avevano già suggerito che, usati insieme, i due farmaci controllano il tumore in modo più efficace e duraturo rispetto al loro impiego singolo. Lo studio BNT324-01, presentato a Seul, ha portato i primi dati clinici di questa combinazione nei pazienti con microcitoma polmonare.

Uno studio in fase iniziale, con risultati già consistenti

Si tratta di uno studio di fase 1b/2, che ha arruolato complessivamente 279 pazienti con tumore del polmone avanzato, sia microcitoma sia tumore polmonare non a piccole cellule. Di questi, 78 presentavano un microcitoma e hanno ricevuto diverse combinazioni di dosaggio dei due farmaci ogni tre settimane.

Sui 71 pazienti con microcitoma valutabili al momento dell’analisi, i risultati sono incoraggianti:

  • il 70,4% dei pazienti ha ottenuto una risposta al trattamento, con una riduzione significativa del tumore
  • il 93% ha ottenuto un controllo della malattia, con il tumore ridotto o stabile

La risposta è risultata più alta nei pazienti trattati in prima linea, cioè non ancora sottoposti ad altre terapie (92,3%), rispetto a chi aveva già ricevuto trattamenti precedenti (76,2% in seconda linea, 52,4% dalla terza linea in poi). Si tratta di un andamento atteso, poiché i tumori tendono a diventare progressivamente più resistenti dopo ogni linea di terapia, ma il dato conferma un’attività significativa anche nei pazienti più pretrattati.

Un risultato particolarmente rilevante riguarda il sottogruppo di pazienti già trattati con farmaci della classe dei T-cell engager anti-DLL3, come il tarlatamab: si tratta spesso dei pazienti più difficili da trattare, avendo già esaurito le opzioni terapeutiche più moderne. In questo gruppo, la combinazione ha ottenuto una risposta nell’87,5% dei casi.

Oltre alle tradizionali scansioni TC, i ricercatori hanno misurato il DNA tumorale circolante (ctDNA), una sorta di impronta del tumore rilevabile con un semplice prelievo di sangue. Dopo le prime settimane di trattamento, il 96% dei pazienti valutabili ha mostrato una riduzione di questo marcatore, e in quasi la metà dei casi il ctDNA si è azzerato completamente. Un segnale coerente con le risposte osservate alle scansioni, ottenuto però in modo meno invasivo per il paziente.

Cosa significa per i pazienti?

Questi sono i primi dati di efficacia di una combinazione ancora sperimentale, raccolti su un numero relativamente contenuto di pazienti. Non si tratta quindi di un trattamento già disponibile nella pratica clinica, ma di un segnale precoce che potrebbe in futuro cambiare l’approccio a una malattia che oggi dispone di poche alternative terapeutiche. Per anni, infatti, l’unica opzione per i pazienti con microcitoma polmonare recidivato dopo la prima linea di trattamento è stata la chemioterapia con topotecan, con risultati spesso limitati.

Al momento, né gli anticorpi anti-B7-H3 né il tarlatamab sono disponibili in Italia al di fuori della ricerca clinica. È tuttavia possibile accedere a studi clinici che stanno testando questi nuovi farmaci, sia nei pazienti mai sottoposti a terapia di prima linea sia in quelli recidivati dopo una terapia standard. Gli studi clinici rappresentano infatti una via di accesso a terapie innovative, spesso disponibili molti anni prima della loro effettiva immissione in commercio.

Lo studio BNT324-01 descritto in questo articolo, attualmente ha l’arruolamento sospeso e siamo in attesa di sapere in quali coorti riprenderà l’arruolamento . Ci sono diversi studi disponibili nei pazienti con microcitoma polmonare. Per conoscere le sperimentazioni cliniche attualmente attive in Istituto, è possibile consultare la sezione dedicata agli studi clinici.