Tumore al rene: cos’è, sintomi e terapie
A CURA DI
Dott.ssa
Alessandra Mosca
Oncologa Medica di INOC, esperta di Neoplasie Urologiche e membro del panel delle Linee Guida AIOM sul Carcinoma Renale.
L’oncologia per il tumore al rene ha fatto grandi progressi grazie a immunoterapia, farmaci mirati e combinazioni efficaci contro avanzamento e recidive. In questa guida spiego, riferendomi alle raccomandazioni delle Linee Guida AIOM, cosa è utile sapere.
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Indice dei contenuti
- Quali tipi di tumore possono colpire il rene?
- Quali sono i sintomi di un tumore al rene?
- Chi definisce il percorso di cura dopo la diagnosi?
- Quali sono i farmaci oncologici per il tumore al rene?
- A cosa serve la terapia adiuvante?
- Quali sono i principali effetti collaterali della terapia con farmaci?
- Domande frequenti (FAQ)
Quali tipi di tumore possono colpire il rene?
I reni filtrano il sangue ed eliminano le scorie attraverso le urine. Quando un tumore si sviluppa nel loro tessuto (il parenchima), parliamo di carcinoma a cellule renali (RCC). In Italia rappresenta circa il 2-5% di tutti i tumori maligni, con oltre 12.000 nuove diagnosi all’anno, ed è più frequente tra gli uomini che tra le donne.
Secondo le Linee Guida AIOM, la grande maggioranza dei tumori renali (circa l’85%) interessa il parenchima, mentre il restante 15% riguarda la pelvi renale (le vie urinarie).
All’interno del carcinoma a cellule renali esistono più sottotipi:
- carcinoma a cellule chiare: rappresenta circa il 70-80% dei casi;
- forme non a cellule chiare: comprendono i sottotipi papillare, cromofobo e altre varianti più rare.
Prima di impostare qualsiasi terapia sistemica, è fondamentale verificare che la diagnosi istologica specifichi con esattezza il sottotipo tumorale e le sue varianti, per impostare la strategia oncologica più idonea.
Quali sono i sintomi di un tumore al rene?
Il rene è un organo profondo e una lesione di piccole dimensioni raramente dà sintomi. Per questo motivo la maggior parte dei carcinomi renali in stadio iniziale viene individuata in modo incidentale, ossia durante ecografie o TC eseguite per altri controlli.
I segnali che richiedono sempre una valutazione medica sono:
- ematuria: presenza di sangue nelle urine;
- dolore o fastidio persistente: al fianco o nella zona lombare;
- massa palpabile: nell’addome o nel fianco;
- sintomi generali: stanchezza marcata, calo di peso inspiegabile o febbricola.
Se una lesione al rene viene scoperta per caso durante un’ecografia, è essenziale eseguire una TC dell’addome e del torace con mezzo di contrasto per definirne la natura e l’eventuale diffusione, prima di stabilire la cura.
Chi definisce il percorso di cura dopo la diagnosi?
La gestione del tumore al rene richiede una valutazione collegiale da parte del GIC (Gruppo Interdisciplinare Cure) dedicato alle neoplasie urologiche, un’équipe di specialisti di cui fanno parte l’oncologo medico, l’urologo, il radiologo, l’anatomopatologo e gli specialisti delle cure di supporto.
Il GIC valuta in modo integrato:
- caratteristiche della malattia: lo stadio del tumore, il sottotipo istologico, l’aggressività biologica e l’estensione delle lesioni;
- fattori legati alla persona: le condizioni di salute generali, l’età, le patologie concomitanti e la funzionalità renale residua;
- strategia diagnostico-terapeutica: include la programmazione della diagnosi istologica attraverso biopsia o asportazione della lesione renale, la fattibilità e la sequenza corretta di chirurgia e terapie farmacologiche sistemiche (immunoterapia, farmaci a bersaglio molecolare), l’eventuale indicazione a radioterapia o altri trattamenti loco-regionali, e la possibilità di accesso a studi clinici sperimentali con farmaci innovativi;
- qualità di vita e supporto: la necessità di supporto nutrizionale, psicologico o di gestione del dolore lungo tutto il percorso.
L’approccio integrato e multidisciplinare garantisce che ogni decisione terapeutica non sia affidata a un singolo medico, ma nasca dal confronto coordinato tra più specialisti per offrire la strategia di cura più completa, sicura e personalizzata.
Quali sono i farmaci oncologici per il tumore al rene?
Il carcinoma renale non risponde alla chemioterapia tradizionale. L’oncologia medica moderna impiega due classi principali di farmaci:
- terapie a bersaglio molecolare (TKI): farmaci ad assunzione orale (es. cabozantinib, axitinib, lenvatinib, sunitinib, sorafenib, everolimus) che bloccano la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi), affamando il tumore;
- immunoterapia: farmaci endovenosi (es. pembrolizumab, nivolumab, ipilimumab) che riattivano i linfociti del sistema immunitario contro le cellule tumorali.
Nelle forme metastatiche, le linee guida raccomandano l’uso di combinazioni (es. Immunoterapia + TKI o doppia Immunoterapia).
Prima di iniziare la terapia, si valutano specifici parametri clinici e di laboratorio per identificare la fascia di rischio della malattia e scegliere la combinazione di farmaci più efficace per la singola persona.
A cosa serve la terapia adiuvante?
In molti casi l’intervento chirurgico da solo è sufficiente a garantire la guarigione. Tuttavia, nei casi in cui la neoplasia presenta dimensioni ampie o caratteristiche di maggiore aggressività, possono rimanere nell’organismo microscopiche cellule tumorali non visibili con le normali TC o ecografie.
Per ridurre il rischio che la malattia possa ripresentarsi a distanza di tempo, l’oncologia medica dispone oggi della terapia adiuvante: un trattamento preventivo basato sull’immunoterapia con pembrolizumab, somministrato per via endovenosa per la durata di circa un anno.
La scelta di avviare questo percorso non è automatica per tutti i pazienti, ma viene valutata dall’équipe esaminando attentamente il referto dell’esame istologico condotto sul tessuto asportato durante l’intervento, l’esito della TC di stadiazione e le caratteristiche del paziente (es: malattie autoimmuni, paziente clinicamente fragile, comorbidità rilevanti).
Dopo la chirurgia è fondamentale programmare una visita oncologica per analizzare l’esame istologico definitivo: questo permette di capire se il tipo di tumore operato rientra tra quelli ad alto rischio che beneficiano di una terapia immunologica preventiva.
Quali sono i principali effetti collaterali della terapia con farmaci?
La gestione degli effetti collaterali è fondamentale per garantire il prosieguo delle cure:
- con i TKI: si possono riscontrare più frequentementeipertensione, stanchezza, diarrea o reazioni cutanee (sindrome mano-piede).
- con l’Immunoterapia: possono verificarsi reazioni immuno-mediate più spesso a carico di cute, intestino, fegato e tiroide.
Segnalare subito ogni sintomo all’oncologo consente di modulare i dosaggi ed evitare interruzioni prolungate.
Domande frequenti (FAQ)
Dal tumore al rene si può guarire?
Sì. Nelle forme localizzate individuate precocemente, la chirurgia è spesso curativa. Nelle forme avanzate, le terapie attuali consentono un controllo prolungato della malattia con una buona qualità di vita.
Esiste una terapia neoadiuvante (prima dell’intervento) per il tumore al rene?
No, attualmente la terapia neoadiuvante non è uno standard di cura nelle linee guida del tumore al rene. Viene valutata solo in casi selezionati in sede multidisciplinare o all’interno di studi clinici.
Il tumore al rene è ereditario?
Nel 90-95% dei casi è una forma sporadica. Solo una piccola percentuale è legata a sindromi genetiche ereditarie (es. sindrome di Von Hippel-Lindau), per cui è indicata una consulenza genetica solo in presenza di casi familiari multipli o diagnosi giovanili.
Quanto dura la terapia adiuvante dopo l’intervento?
La terapia immunoterapeutica adiuvante ha una durata standard di circa 12 mesi ed è associata a controlli periodici di follow-up.