Radioterapia per il tumore alla prostata: quando serve e cosa sapere
A CURA DI
Dott.
Marco Gatti
Direttore di Radioterapia
La radioterapia per il tumore alla prostata può avere finalità curative, essere impiegata dopo l’intervento chirurgico o essere indicata nei casi di malattia più avanzata. Oggi tecniche di grande precisione, come la stereotassi, permettono di trattarlo in poche sedute, risparmiando gli organi vicini. In questo articolo facciamo chiarezza su quando serve, come si svolge il trattamento, quali effetti collaterali può avere e quali controlli sono previsti dopo la terapia.
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Quando serve la radioterapia alla prostata?
La radioterapia alla prostata può avere finalità diverse:
- curativa: per eliminare il tumore nella ghiandola prostatica o nei linfonodi pelvici (i linfonodi della zona del bacino);
- post-operatoria o di salvataggio, in casi particolari: dopo l’intervento chirurgico, per eliminare eventuali cellule tumorali rimaste o per trattare una ripresa della malattia;
- disostruttiva, nei casi di malattia localmente avanzata: per liberare le vie urinarie quando il tumore le ostruisce.
Che cos’è la stereotassi e quali sono i vantaggi?
La stereotassi è una tecnica radioterapica sofisticata e ad altissima precisione: il fascio di radiazioni viene concentrato con grande accuratezza sulla zona da trattare. Consente di somministrare dosi alte sul tumore e dosi bassissime sugli organi vicini che vanno protetti (i cosiddetti organi critici), in poche sedute: in genere da 5 a 7 se la zona da trattare è la prostata, 3 se si tratta di una metastasi, ad esempio in un linfonodo.
Per chi è indicata la stereotassi?
La stereotassi è indicata per tutti i pazienti con malattia a basso rischio e a rischio intermedio. In casi selezionati può essere proposta anche ai pazienti con malattia ad alto rischio.
Come si svolge una seduta di stereotassi alla prostata?
Una seduta dura circa 20 minuti, dall’ingresso del paziente nella sala di trattamento al momento in cui ne esce. In questo tempo il paziente viene posizionato sul lettino, viene eseguito un controllo radiologico per verificare che il trattamento sia impostato correttamente e, infine, viene erogata la radioterapia.
Durante la seduta il paziente non prova alcun dolore o sintomo: è come sottoporsi a una lunga radiografia.
Quante sedute di radioterapia servono?
Il numero di sedute dipende dal tipo di radioterapia:
- radioterapia tradizionale: da 20 a 26 sedute;
- radioterapia adiuvante (cioè dopo l’intervento chirurgico): fino a 35 sedute;
- radioterapia stereotassica: da 3 a 7 sedute, a seconda delle dimensioni della zona da trattare.
Quali sono gli effetti collaterali della radioterapia alla prostata?
Durante il trattamento radioterapico si possono avere sintomi come tenesmo, ossia si avverte lo stimolo ad andare di corpo senza che si verifichi una evacuazione, oppure si possono avvertire bruciori urinari. Tutti questi sintomi sono reversibili con farmaci semplici prescritti dal radioterapista.
Quali sono le conseguenze a lungo termine?
A lungo termine il paziente può accusare disturbi della sfera urinaria e difficoltà nell’attività sessuale, per i quali sono comunque previste terapie mirate. Molto raramente può comparire una maggiore tendenza al sanguinamento dal retto, che in molti casi resta episodico.
Meglio operarsi o fare la radioterapia?
Non esiste una risposta valida per tutti: radioterapia e intervento chirurgico offrono gli stessi risultati in termini di controllo della malattia e di sopravvivenza. Se un paziente non può affrontare l’intervento per altre patologie o per l’età avanzata, viene trattato con la radioterapia.
Quali controlli si fanno dopo la terapia?
Di solito è sufficiente misurare il PSA (antigene prostatico specifico) a intervalli regolari. In casi particolari il medico può decidere di prescrivere ulteriori approfondimenti.